Editoriale 78

La comunicazione sui media
04 - 10 aprile

12 aprile 2022

L’informazione solidale. Fox News: amico o nemico? QAnon mainstream. Meno Twitter, più reporting. Il nuovo giocattolo di Musk. La macchina mediatica russa secondo Navalny. Comunicazione e violenza in El Salvador.

La Redazione


L’informazione solidale


In un contesto geo-politico come quello che l’Europa sta vivendo nel ruolo di paciere tra Russia e Ucraina, il ruolo della comunicazione da parte delle testate occidentali viene a delinearsi in un limbo. Da una parte il racconto cronachistico della guerra segue la pura esigenza economica di vendere giornali (vedi Editoriale 75), dall’altra informare diventa una mission con cui sostenere chiunque si trovi a vivere il clima belligerante delle due nazioni senza avere accesso a notizie utili che, in alcuni casi, vengono completamente distorte (vedi Editoriale 73). In una spinta solidale e di utilità pubblica, come raccontato da Reuters, il mondo dei media europei, dalla Polonia alla Germania, passando per l’Italia, ha deciso di raggiungere attraverso le proprie emittenti e/o i propri giornali chi dalla guerra è stato più colpito: i rifugiati ucraini. Come? Attraverso pubblicazioni e servizi nella loro lingua, con il fine di rendere più diretta, disintermediata ogni tipo di comunicazione e fornire un aiuto immediato: dalla richiesta di asilo o la ricerca di un alloggio passando per l'accesso ai servizi educativi e sanitari. Un impegno corale quello dei media europei che si pone come vera alternativa alla propaganda, spesso conseguenza di opere di hackeraggio da parte di gruppi legati al Cremlino che diffondono disinformazione sull’invasione dell'Ucraina, come riporta The Guardian attraverso un rapporto di Facebook e della società madre META.



Fox News: amico o nemico?


Il presidente americano Joe Biden ha definito Fox News come “una delle forze più distruttive negli Stati Uniti" e ha riservato commenti simili anche al magnate Rupert Murdoch. Tuttavia, secondo una ben più approfondita analisi del Washington Post, Biden sembra servirsi della rete per rilasciare alcune notizie in esclusiva. Ad esempio, il 10 marzo la giornalista di Fox News Brooke Singman ha annunciato in anteprima la nomina del giudice Ketanji Brown Jackson alla Corte Suprema e ha anche ottenuto un’intervista col Presidente in merito alla sua opposizione al definanziamento della polizia. Se da un lato le opinioni di Biden su Fox News sono in linea con quelle di qualsiasi politico democratico, ovvero che Fox News costituisca una minaccia all’unità della democrazia americana, dall’altro lato la Casa Bianca collabora di tanto in tanto con la rete. Prima di Biden, Barack Obama è stato l’ultimo presidente democratico a scagliarsi contro la propaganda di Fox News e sin dai primi giorni la sua amministrazione ha mantenuto questa posizione. Dietro all’atteggiamento più aperto di Biden, però, potrebbe esserci una strategia precisa: anche se l’audience di Fox News è costituita per la maggior parte da conservatori, la rete viene seguita anche da persone liberali e indipendenti. E sono proprio questi ultimi gli elettori che Biden vorrebbe convincere.



QAnon mainstream


Qual è il nesso tra le teorie cospirative di QAnon e i recenti sviluppi legislativi di numerosi stati degli USA, oltre alle polemiche contro il candidato alla Corte Suprema Ketanji Brown Jackson? Lo spiega un recente articolo del Washington Post. La rete QAnon sostiene che esista un traffico globale di esseri umani per un sistema che coinvolge VIP quali Tom Hanks e Bill Gates, funzionale a commettere violenze sessuali su minori o addirittura ucciderli per estrarne le ghiandole. Teorie che si sono propagate giungendo anche tra esponenti politici. Queste tesi spiegano l’avversione contro Jackson e le sue posizioni “morbide” contro i pedofili (in realtà il 70% dei giudici federali ritiene che le pene siano troppo elevate) e sulla tenuta dei registri di autori di crimini a sfondo sessuale (che rendono impossibile la riabilitazione del condannato). In Florida, una recente legge consente ai genitori di citare in giudizio docenti che menzionino l’esistenza dell’omosessualità agli studenti. I critici di queste leggi sono etichettati sui social come groomer, al pari dei transessuali e di chi li difende. Vite stravolte e pubblica gogna per comportamenti privi di colpe e scelte di vita, spesso attacchi contro gli stessi minorenni. Sempre più diffusa è l’idea che il docente che menzioni l’omosessualità stia cercando di adescare gli studenti e che i transessuali siano uomini desiderosi di infiltrarsi nei bagni delle donne. Collegare gli avversari a queste convinzioni dilaganti si sta rivelando una tecnica frequente nella politica statunitense, nella consapevolezza dei rischi (già manifestatisi) di armare e dar voce pubblica alle tesi di QAnon.



Meno Twitter, più reporting


Twittare meno, twittare in modo più ponderato e dedicare più tempo al reporting. Sono queste le nuove linee guida che Dean Baquet, direttore esecutivo del New York Times, ha diffuso ai suoi collaboratori. Come riporta NiemanLab, secondo il Times Twitter prende troppo tempo ai giornalisti, distorcendo i loro resoconti. Inoltre, come già aveva dichiarato (vedi Editoriale 71), Baquet considera Twitter come uno dei principali motori di molestie e abusi, senza considerare che i cattivi tweet costituiscono una significativa minaccia reputazionale per il Times e i suoi collaboratori. I giornalisti possono ancora stare su Twitter, naturalmente, ma quelli che rimangono sono incoraggiati a ridurre significativamente il tempo che spendono sulla piattaforma in relazione ad altre parti del loro lavoro. Al contempo il Times sta anche espandendo la sua squadra di persone dedicate a proteggere i suoi giornalisti dagli abusi online (Threat Response Team) e sta investendo ulteriormente nella formazione sulla sicurezza e nelle risorse per la salute mentale. Come ha dichiarato Baquet non si tratta di un attacco a Twitter, che rimane una piattaforma di grande valore, ma che sta assumendo troppa importanza per i suoi giornalisti e per questo motivo sono stati presi opportuni provvedimenti.



Il nuovo giocattolo di Musk


Da Tesla fino a Space-X passando per Twitter, Elon Musk non sembra porsi confini ma piuttosto appare volenteroso di continuare a inserirsi e “intromettersi” in diversi settori per poter dire la sua. La presenza social di Elon Musk è già ben nota in quanto ha sempre cercato di intervenire su temi di attualità quasi con la stessa modalità e costanza di un influencer in specifici temi, come le cryptovalute (vedi Editoriale 20 e 56). L’intenzione di acquisire interamente Twitter ha generato grande dibattito mediatico, The Economist si è infatti interrogato su cosa rappresenta per lui questo investimento. Sembrerebbe quasi che Musk voglia comprare una sua “passione” in quanto non solo Twitter è il social che utilizza maggiormente ma anche perché è spesso oggetto di suoi post relativi ai fatti di cronaca sul tema della censura e del funzionamento stesso della piattaforma. Come riportato dal The Washington Post, recentemente Twitter è stata criticata da molti, inclusi giornalisti, esponenti politici di destra e personaggi pubblici, tra cui lo stesso Musk, in quanto considerata una piattaforma chiusa in se stessa; una bolla capace di dare voce soltanto alla “sinistra” limitando e censurando invece le voci di destra, tra cui Donald Trump (vedi Editoriale 19). Certamente l’ingresso di Elon Musk in Twitter porta con sé molte domande e un malcontento tra i dipendenti e gli altri azionisti. Non sappiamo ancora quale sarà la sua strategia ma di certo è evidente che riconosca il potere della comunicazione volendolo forse “plasmare” così come ritiene opportuno. Può essere considerato questo un campanello d’allarme per Twitter o in generale per le altre piattaforme social?



La macchina mediatica russa secondo Navalny


In un thread su Twitter, il leader dell’opposizione al Cremlino Alexei Navalny ha spiegato il funzionamento della macchina mediatica che promuove le azioni russe in Ucraina. Come riportato da Linkiesta, Navalny ha appreso dei fatti di Bucha attraverso la notizia che la Russia stava convocando il Consiglio di sicurezza dell’Onu in relazione al massacro dei nazisti ucraini nella cittadina. La propaganda di Putin non è più un semplice strumento, ma un vero e proprio partito guerrafondaio: secondo Navalny, i conduttori dei tg, insieme agli “esperti” in studio, chiedono la guerra a oltranza e l’assalto di Kiev mostrandosi impavidi anche davanti alla prospettiva di una guerra nucleare. E questo genere di propaganda sta dando i suoi frutti: nonostante le perdite sul campo e le atrocità, in Russia il consenso per Putin cresce all’83%.  Ancora Linkiesta ha raccontato come consenso per Putin e rabbia verso l’Occidente abbiano preso il sopravvento attraverso il messaggio della “lotta al nazismo”, elemento fortemente unificante dell’identità nazionale in Russia. Secondo Lev Gudkov, dell’istituto di sondaggi indipendente Levada, la gente non protesterà per i fatti di Bucha perché è stata convinta che non siano reali dalle reti tv che, infatti, trasmettono solo smentite degli accaduti. Infine, bisogna considerare un elemento strutturale: in provincia ci sono solo due o tre fonti e Internet arriva a stento, facendo in modo che la popolazione accetti quello che accade perché ha a disposizione solo il quadro disegnato dalla propaganda. La gente comprende che sia stata violata qualche norma internazionale, ma è convinta che sia stato fatto in nome di un bene superiore: la difesa contro i nazisti ucraini.



Comunicazione e violenza in El Salvador


Il Congresso di El Salvador ha recentemente approvato una misura atta a punire, con un massimo di quindici anni di reclusione, chiunque condivida informazioni sulle bande: una mossa che - come riporta The New York Times - potrebbe portare alla censura dei giornalisti e ad altre detenzioni di massa. La misura sembra intesa a criminalizzare la trasmissione di messaggi di bande, ma i critici dicono che la nuova legge è così vaga che potrebbe essere usata per accusare praticamente chiunque parli in generale delle bande. Il Congresso ha deciso di adottare questi provvedimenti in seguito a un'ondata di violenza che, alla fine del mese scorso, ha comportato almeno ottantasette morti in tutto il paese: omicidi che le autorità hanno attribuito alla MS-13, la più grande gang con il maggior controllo territoriale in El Salvador che ha iniziato a sparare a chiunque si trovasse per strada. Molti sostengono che l’ondata di violenza sembra essere un messaggio della banda al governo per rinegoziare un accordo presumibilmente forgiato poco dopo che Nayib Bukele è salito al potere come presidente nel 2019, ma difficilmente si potrà raccontare di più visto la censura dietro l’angolo.