Editoriale 70

La comunicazione sui media
07 - 13 febbraio

15 febbraio 2022

Vincere il Pulitzer con la matematica. Giocare d’anticipo con Putin. Character assassination in Venezuela. Combattere il populismo con il canone. La nona regola del Fight Club. Monaci pericolosi.

La Redazione


Vincere il Pulitzer con la matematica


PubMed, Toxics release inventory, Toxicdocs sono alcuni dei motori di ricerca scientifici che vengono utilizzati dai giornalisti per scrivere articoli e reportage, e offrire chiarimenti su scoperte scientifiche discutibili. Come evidenziato da Internazionale, attraverso una ricerca condotta dal Global Investigative Journalism Network, il moderno giornalismo d’inchiesta si sta avvalendo sempre di più dell’approccio scientifico e di strumenti specifici per la raccolta di dati e di fonti attendibili. Grazie a questo metodo, i giornalisti possono arrivare ad individuare dei pattern (cioè degli schemi e dei modelli) per trarre conclusioni innovative da argomenti che riguardano soprattutto l’ambiente e la salute pubblica. Attraverso immagini satellitari e altre tecniche di rilevamento tipiche del geogiornalismo, Buzzfeed News ha potuto individuare la presenza dei campi di detenzione dei musulmani uiguri nella provincia cinese dello Xinjiang, vincendo così anche il Premio Pulitzer. Questo è solo un esempio del contributo che gli strumenti scientifici possono dare al giornalismo. Basti pensare anche alla pandemia da Covid-19: i cronisti hanno dovuto cercare dati sui tassi di mortalità che molti governi non sono in grado di reperire o che tentano di nascondere. E ormai stanno seguendo questa tendenza anche siti di news gestiti da organizzazioni non profit. A loro volta anche i giornalisti potrebbero fornire un supporto fondamentale alla scienza, perché, grazie al loro sguardo attento sulla realtà, sono in grado di scorgere nei dati e nei fatti delle piste che altre persone non riescono a individuare.



Giocare d’anticipo con Putin


In queste settimane, gli Stati Uniti stanno contrastando Putin rivelando le sue prossime mosse e in particolare le campagne di disinformazione in circolazione. Funzionari statunitensi hanno infatti affermato che il governo russo stava progettando di pubblicare un video di un falso attacco da parte delle forze ucraine, utile al Cremlino come pretesto per invadere il Paese. Come raccontato dal New York Times e da Scientific American, gli Stati Uniti hanno messo in campo tutti i migliori mezzi di intelligence per disinnescare il potenziale scontro. La speranza americana è che rivelare in anticipo i piani di Putin possa farli fallire, guadagnando più tempo per la diplomazia e, allo stesso tempo, rendendo più difficile giustificare un'invasione attraverso le fake news.



Character assassination in Venezuela


Una nuova ricerca di Amnesty International, pubblicata su Amnesty.org, ha mostrato che in Venezuela ci sono numerosi casi in cui esiste un’alta correlazione tra la gogna pubblica e gli arresti politici arbitrari. Lo studio è stato condotto per oltre un anno in collaborazione con Foro Penal e il CDJ, due organizzazioni per i diritti umani con sede a Caracas, e documenta come le campagne di stigmatizzazione sono state la base della politica di repressione e criminalizzazione in Venezuela. Dai più alti livelli dello Stato, il sistema è stato progettato per screditare, accusare, minacciare e colpire coloro che difendono, promuovono e chiedono il rispetto dei diritti umani, attraverso dichiarazioni pubbliche, i media e le reti sociali, personali e istituzionali. Non c'è dubbio che esiste una stretta relazione tra gli agenti dello stato venezuelano, i media pubblici e privati, e gli attacchi contro i difensori dei diritti umani, attacchi che ad oggi rimangono impuniti.



Combattere il populismo con il canone


Nel mirino del premier britannico Boris Johnson ci sono i finanziamenti pubblici alla Bbc. La British broadcasting corporation, ovvero il servizio pubblico radiotelevisivo britannico, si sostiene infatti in via prevalente (74%) tramite il canone (licence fee) equivalente a 159 sterline all'anno (circa 190 euro), dovuto anche da chi guardi i programmi Bbc online, da qualsiasi dispositivo. I tagli ai finanziamenti iniziarono con il governo Cameron, come ricorda un articolo di Domani,  tuttavia i piani di Boris Johnson per la riduzione delle spese vogliono essere ancor più incisivi: una diminuzione del canone è prevista per il 2024, che potrebbe tuttavia sfociare nella definitiva abolizione nel 2027, secondo dichiarazioni della ministra della cultura Nadine Dorries che avrebbe anche affermato “basta coi processi a chi non paga il canone”. Il timore dell’esperta di media Emily Bell, direttrice al Tow center for digital journalism alla scuola di giornalismo della Columbia, è che l’Europa inizi a imitare il sistema mediatico statunitense proprio negli anni in cui le distorsioni di quest’ultimo stanno vendendo a galla: senza fondi pubblici a garanzia di qualità e pluralismo informativo, polarizzazione e populismo rischiano di prendere il sopravvento. Le tendenze in esame sono in realtà un fenomeno paneuropeo di graduale erosione del supporto pubblico ai servizi mediatici; nella direzione di una ulteriore privatizzazione si muove anche lo European Media Freedom Act, in discussione nella Commissione Europea. “Pensate a Facebook o Google: predicavano la libertà di mercato, e ora è tutto in mano loro”, sottolinea Emily Bell. In Italia, i finanziamenti statali valgono, rispetto alla media europea, 9 punti percentuali in meno rispetto al totale dei ricavi (70%); inoltre l’instabilità delle sovvenzioni mina profondamente l’indipendenza del servizio, rendendo l’Italia il sest’ultimo paese europeo secondo il monitoraggio sul pluralismo del Cmpf.



La nona regola del Fight Club


In Cina il finale di Fight Club è stato ripristinato dopo che gli spettatori hanno notato che il finale del film del 1999 era stato sostituito con un messaggio pro-governativo. Come riportato dal New York Times, le proteste degli utenti hanno avuto successo e ora il finale originale è tornato sulla piattaforma di streaming Tencent, che ha ora ripristinato 11 dei 12 minuti tagliati inizialmente e, il minuto mancante, riguarda soltanto scene di sesso esplicito. Fight Club non è il primo film straniero che ha visto modificata la versione per il pubblico cinese. Infatti, nella versione cinese di Bohemian Rhapsody, per esempio, sono stati tagliati i riferimenti alla sessualità del cantante Freddie Mercury. Eppure, è insolito che i film stranieri in Cina includano messaggi a favore del governo, riservati solitamente ai film in lingua cinese. Non è chiaro il motivo per il quale quasi la totalità del finale sia stato ripristinato, né perché sia stato tagliato inizialmente. Il colosso dello straming cinese Tencent non ha commentato, così come New Regency, la società di Los Angeles che ha prodotto Fight Club, non ha risposto immediatamente alle richieste di commento. Le regole che governano ciò che i film rilasciati in Cina possono o non possono includere sono diventate più severe negli ultimi anni. In passato, le regole erano stabilite da una divisione del Consiglio di Stato cinese, la State Administration of Press, Publication, Radio, Film and Television. Ma dal 2017, la censura è stata regolata da una norma relativamente più severa, la legge per la promozione dell'industria cinematografica, che dà alle autorità più autonomia nel definire le offese percepite. La legge dice che i film trasmessi in Cina non possono includere nulla che metta in pericolo l'unità del paese, la sovranità, l'ordine pubblico o "l'etica sociale", sottolineando come il controllo del governo cinese sui messaggi che arrivano all’opinione pubblica non possa che passare anche dal cinema.



Monaci pericolosi


L’India sta affrontando un problema delicato relativo ai discorsi che incitano all’odio; lo riporta anche The New York Times, sottolineando come di recente i monaci abbiano incitato le persone alla violenza contro la minoranza musulmana del paese. I loro discorsi, infatti, promuovevano una campagna genocida e sollecitavano una pulizia etnica; ciò ha comportato l’intervento anche di alcuni ufficiali di polizia, che hanno chiesto ai predicatori di non ripetere questo tipo di discorsi. In tutto questo, il primo ministro Narendra Modi e i suoi principali leader sono rimasti in silenzio, a eccezione di un vice presidente che ha avvertito che "incitare le persone l'una contro l'altra è un crimine contro la nazione".  "Ci sono persone che fanno discorsi di odio, e troviamo la riluttanza delle autorità a incriminare queste persone", ha invece affermato Rohinton Fali Nariman, un giudice della Corte Suprema indiana recentemente andato in pensione. "Sfortunatamente” - ha continuato - “le altre alte sfere del partito al potere non solo tacciono sui discorsi di odio, ma quasi li appoggiano". Insomma, il discorso sembra stia sfuggendo di mano.