Editoriale 69

La comunicazione sui media
31 - 06 febbraio

8 febbraio 2022

Meno retorica, più vaccini. Percezione e realtà. A caccia dei segreti di Murdoch e la creatura di Roger Ailes. La Russia chiude le porte a Deutsche Welle. Fake video in Ucraina.

La Redazione


Meno retorica, più vaccini


La comunicazione sulla vaccinazione ha assunto toni drammatici, concentrandosi sui benefici per la collettività invece che per il singolo e alimentando, così, la diffidenza. Come riportato dal Foglio, ci si aspetta che comportamenti individualmente vantaggiosi vengano adottati spontaneamente dalle persone, dimenticando che la diversità individuale è una delle caratteristiche delle comunità. Un fatto troppo trascurato nella discussione è che si assume un farmaco in presenza di una malattia o in seguito a una diagnosi, mentre i vaccini si fanno in situazioni di salute e benessere. Considerando questo dato, il cervello umano può trovare i più diversi motivi per evitare la vaccinazione o rimandarla.  Inoltre, la radicalizzazione delle posizioni si è verificata dopo l’introduzione del green pass: il dibattito sul tema, infatti, ha preso una piega eccessivamente lineare, “moralizzando” la vaccinazione e creando due schieramenti fortemente contrapposti. Per questo, gli unici che possono convincere gli indecisi e i contrari alla vaccinazione sono i medici e non gli appelli, le pubblicità, le trasmissioni televisive, i testimonial. Le istituzioni farebbero bene dunque a diminuire l’utilizzo della retorica, a smettere di parlare di “dovere civico” e a parlare invece con i singoli dei vantaggi individuali della vaccinazione, evitando di giocare su dinamiche “gruppiste” e portare allo scontro tra fazioni. Se il dibattito si pone sul piano che sia necessario vaccinarsi per la collettività, gli esitanti si avvicineranno ai gruppi motivati contro la vaccinazione, in modo che i loro dubbi personali siano ascoltati e risolti da persone di cui pensano di potersi fidare.



Percezione e realtà


Dei meccanismi con cui vengono riportati i fatti nei giornali ne ha parlato nella propria newsletter su Substack l’illustre giornalista James Fallows, che è stato a lungo uno degli autori più importanti del magazine Atlantic. In particolare, Fallows ha voluto descrivere il modo in cui certe notizie, non false, vengono raccontate forzandone l’interpretazione e ingannando dunque i lettori. Nei media di oggi, specialmente in questi ultimi anni, ci si focalizza quasi sempre su tutto quello che non funziona, sui problemi e sulle criticità ipotizzando talvolta colpevoli e capri espiatori. Ogni narrazione proposta sembra dover comunicare ai lettori che qualcuno voglia fregarli o complottare contro di loro per il proprio tornaconto e, proprio come scritto da James Fallows, un pubblico spaventato che si sente in pericolo è un pubblico che sarà fedele e che condividerà la tua stessa interpretazione delle cose. Nel panorama internazionale certamente la politica rimane il tema più discusso e anche una delle tematiche su cui si romanza maggiormente, raccontando di vincitori e vinti, “eroi” e nemici. Ciò che leggiamo e il modo in cui questo descrive la realtà condiziona inevitabilmente la nostra visione del mondo; cercare di approfondire e leggere da fonti diverse sembra essere l’unico rimedio quotidiano di ogni lettore per potersi fare un’idea personale dei fatti e interpretarli secondo la propria coscienza.



A caccia dei segreti di Murdoch


News Corp, il gruppo editoriale proprietario di Fox News, The Wall Street Journal e The Times, è stato l’obiettivo di un attacco informatico scoperto il 20 gennaio. Come riportato dal New York Times, sono stati violati account aziendali, e-mail, documenti di giornalisti e di dipendenti del New York Post, della sede di News Corp, dell’editore Dow Jones e di News UK, dell’editore del Sun, del Times e del Sunday Times. Questa incursione, come ha affermato il consulente per la sicurezza informatica dell'azienda, aveva probabilmente lo scopo di raccogliere informazioni a beneficio degli interessi della Cina. Il Wall Street Journal ha spiegato che gli aggressori sembravano interessati a una serie di argomenti specifici: questioni importanti per Pechino come Taiwan e il gruppo etnico degli uiguri, bozze di articoli di giornale e note sull'attività delle truppe militari statunitensi, la regolamentazione tecnologica statunitense relativa alla Cina e articoli sul presidente Joe Biden, sul vicepresidente Kamala Harris e su alti funzionari della Casa Bianca. I presunti hacker cinesi hanno anche tentato, attraverso una ricerca di parole-chiave, di accedere a dati sensibili riguardo la difesa nazionale. Il portavoce dell'ambasciata cinese a Washington, Liu Pengyu, ha per ora negato ogni accusa, ma non sarebbe la prima volta che si verificano violazioni di questo tipo: tra i giornali statunitensi che in passato avevano subìto attacchi ci sono il New York Times e lo stesso Wall Street Journal. News Corp ha dichiarato di aver informato le forze dell'ordine e di aver assunto la società di sicurezza informatica Mandiant Inc. per supportare un'indagine. Nel frattempo, Almar Latour, l’amministratore delegato di Dow Jones ed editore del Wall Street Journal ha rilasciato una dichiarazione: “Ci impegniamo a proteggere i nostri giornalisti e fonti. Non saremo dissuasi dal nostro scopo: fare giornalismo e analisi affidabili. Continueremo a pubblicare le storie importanti del nostro tempo".



La creatura di Roger Ailes


Le persone a cui non piaccio sono le persone ricche” rispose Trump nel 1995 quando Roger Ailes gli chiese come un multimilionario di Manhattan potesse essere così popolare nella classe media e operaia americana. Al tempo, Roger Ailes dirigeva la CNBC, ma nel 2011, ben prima del trionfo di Trump, spiegò che quel legame con i blue collar era stato alla base anche del successo di Fox News, i cui passati record di audience, secondo un articolo del New York Times, sarebbero da ricercarsi proprio nella sua capacità di avvalersi delle tecniche retoriche spesso tipiche dei media repubblicani: risvegliare impulsi patriottici, alimentare oscure paure e confermare le delusioni. Tra le star di cui si avvalse per veicolare questi messaggi, vi fu a lungo lo stesso Trump, in cui gli spettatori avrebbero visto una profonda ambizione. Tale popolarità fu tuttavia un’arma a doppio taglio: portò a ridefinire i limiti del discorso politico accettabile, con un costante abbassamento del livello del dibattito, al punto da determinare una perdita cospicua del pubblico di Fox News a fronte del rifiuto di farsi portavoce delle fake news circa la sconfitta di Trump in Arizona. La perdita del controllo delle “star” del canale iniziò con le manifestazioni che seguirono le dichiarazioni di Glenn Beck, secondo cui Obama sarebbe stato un razzista nei confronti dei bianchi, cui seguì poi la rottura dei rapporti con Sarah Palin, star della politica repubblicana, a causa di tensioni con Roger Ailes stesso. Tale vuoto venne colmato da Trump stesso con la trasmissione "Mondays With Trump"; i due personaggi condividevano anche numerose teorie del complotto, tra cui quella sulla provenienza di Obama. Ailes non visse abbastanza per assistere all’ascesa di Trump alla Casa Bianca, non vide così il risultato delle sue scelte gestionali che resero Fox News un subalterno dell’ex Presidente americano, il quale avrebbe oggi un controllo notevole sugli spettatori del canale conservatore. Potere di cui Trump non sembra ignaro quando afferma: “quel colosso può evaporare molto rapidamente se non stanno attenti".



La Russia chiude le porte a Deutsche Welle


Il ministero degli Esteri russo ha comunicato che gli uffici di Mosca dell’emittente pubblica tedesca Deutsche Welle sono stati chiusi, che le sue trasmissioni sul territorio russo saranno interrotte e che sarà revocato il permesso di lavorare in Russia al suo personale. Come riporta Il Post, Il ministero degli Esteri russo ha anche fatto sapere che saranno avviate le procedure per classificare Deutsche Welle come “agente straniero”, una classificazione usata per distinguere enti e organizzazioni che ricevono finanziamenti esteri e che devono sottostare a regolamentazioni speciali. La decisione è stata presa come ritorsione contro la decisione di Berlino di impedire le trasmissioni in Germania dell’emittente statale russa RT (Russia Today): secondo l’ente regolatore tedesco ZAK, RT non aveva i permessi necessari per poter trasmettere i propri programmi in Germania. Tutte queste decisioni sono state prese nel mezzo delle crescenti tensioni tra Russia e paesi occidentali per la crisi in Ucraina, e Deutsche Welle ha fatto sapere che avvierà azioni legali contro la decisione della Russia.



Fake video in Ucraina


Secondo gli Stati Uniti, la Russia avrebbe progettato un video falso per testimoniare l’imminente invasione dell’Ucraina (vedi Editoriale 63). Lo riporta The Guardian, sottolineando come il presunto complotto comporterebbe l'uso di cadaveri, filmati di edifici fatti saltare in aria, finto hardware militare ucraino, droni di fabbricazione turca e attori che interpreterebbero i militari russi. Sul tema è intervenuto il vice consigliere per la sicurezza nazionale, Jonathan Finer, facendo presente che nel video sarebbero presenti "attori che recitano la parte di persone che vengono uccise in un evento creato ad hoc da loro stessi". Per dover di cronaca, è necessario sottolineare come le affermazioni circa questo filmato sono state fatte nel mezzo di una guerra di nervi tra la Russia e gli Stati Uniti, in cui gli scambi diplomatici e i briefing di intelligence stanno giocando a fianco di un inesorabile aumento militare russo intorno ai confini dell'Ucraina. Sulla stessa linea degli USA, anche la Gran Bretagna che, avendo condotto la propria analisi dei rapporti di intelligence, si è detta concorde con la valutazione degli Stati Uniti; a tal proposito, Liz Truss, il ministro degli esteri britannico, ha affermato che le rivelazioni sono "prove chiare e scioccanti dell'aggressione non provocata della Russia per destabilizzare l'Ucraina".