Editoriale 66

La comunicazione sui media
10 - 16 gennaio

18 gennaio 2022

Il ritorno (offline) di Trump. Il ritorno (online) di Berlusconi. Disinformazione e psicologia in Svezia. La Bbc rifiuta la cancel culture. Twitter in Nigeria. Preservativi su Facebook.

La Redazione


Il ritorno (offline) di Trump


A un anno dalla chiusura dei profili social, Donald Trump continua a far parlare di sé e inserirsi nel dibattito pubblico attraverso nuovi metodi che sembrano portare ottimi risultati in termini di engagement. La sua assenza dai socialha paradossalmente aiutato il magnate di Manhattan a ripulire la sua immagine agli occhi delle persone riconquistando alcuni elettori persi nelle precedenti elezioni e recuperando anche punti sull’avversario Biden. Un aiuto nel tornare al centro del dibattito l’ha – più o meno involontariamente – fornito lo stesso presidente Biden che ha perso terreno rispetto le recenti elezioni anche a causa di qualche scivolone e una comunicazione a volte debole (quasi assente la carismatica presenza di Kamala Harris) e poco efficace rispetto la risolutezza e aggressività di Trump che continua a ribadire e rafforzare le proprie tesi (vedi Editoriale 19). Recentemente, infatti, in merito ai fatti di Capitol Hill, lì dove Biden è tornato a ricordare le colpe dell’ex presidente, Trump, come riportato dal Washington Post, invece voluto porre l’attenzione sul numero di persone che quel giorno erano in piazza ad assistere al suo discorso in modo da porre l’attenzione sulle dimensioni del suo seguito che adesso tornare ai vecchi numeri. Anche senza social, dunque, Trump riesce a mantenere il suo seguito diffondendo le sue teorie e posizioni, sarà forse la sua forza a prevalere oppure Biden si è dimenticato di valersi della carta vincente e carismatica Harris?



Il ritorno (online) di Berlusconi


La candidatura al Quirinale che ha generato più discussioni (e conversazioni online) è indubbiamente quella di Silvio Berlusconi, particolarmente divisiva dell’opinione pubblica. Se, forse, il tentativo del Cavaliere non sarà sufficiente per tornare a rivestire una delle massime cariche istituzionali, tuttavia proprio del dibattito generato il Presidente di Forza Italia può giovarsi, in termini di visibilità ma anche per l’acquisizione di consensi. A capo di quello che, ormai da tempo, è il terzo partito del centrodestra, la candidatura gli ha conferito infatti una nuova centralità che, accanto alla copiosa produzione di meme online, ha altresì incrementato del 50% le menzioni del nome Berlusconi sulla rete tra la prima e la seconda metà di novembre 2021 (da 2000 a 3000). Nel medesimo periodo, secondo un articolo di Formiche, ha altresì subito una variazione il mood dei commenti, dei quali i positivi incrementano del 3% (giungendo al 39%), per un engagement totale di oltre 200 mila interazioni. Ma è con il sopraggiungere dell’anno nuovo che il Cavaliere raggiunge picchi di rilievo: 4000 menzioni, in cui è sovrano l’hashtag #quirinale. E 55% è la percentuale di interazioni positive tra il milione e centomila follower della pagina fanpage Facebook @SilvioBerlusconi, al motto espresso dall’hashtag #roadtoquirinale.



Disinformazione e psicologia in Svezia


La Svezia, preoccupata per la possibilità che Russia, Cina e Iran utilizzino campagne di disinformazione per minare la democrazia, ha creato l’Agenzia per la difesa psicologica. Mikael Tofvesson, capo della divisione operativa dell’Agenzia, afferma che nuovi attori del panorama internazionale stanno cercando di alimentare divisioni interne prendendo di mira aree di interesse pubblico come la criminalità, le vaccinazioni contro il Covid, la risposta del governo alla pandemia e l'immigrazione. Come evidenziato dal Financial Times, molti Paesi hanno scoperto che la pandemia ha generato una nuova tipologia di disinformazione, che si è diffusa come il virus. La fiducia popolare nel governo è ora uno degli elementi più deboli e delicati delle democrazie occidentali che cercano di difendersi dai nuovi avversari. La disinformazione esercitata in questo ambito può dunque produrre un effetto destabilizzante. L'Agenzia svedese per la difesa psicologica avrà un compito fondamentale: “Identificare, analizzare, riconoscere e prevenire un’influenza maligna sull’informazione o campagne di disinformazione dirette contro la Svezia e i suoi interessi nazionali e internazionali” (Formiche). L’obiettivo della difesa psicologica sarà quello di “vaccinare” la popolazione contro le false credenze e anticipare le minacce esterne. Ciò implica anche insegnare alle persone come verificare le informazioni. L’esempio della Svezia potrebbe essere seguito anche da altri Paesi: la capacità di distinguere una fake news dalla verità può fare la differenza non solo nella vita quotidiana, per evitare consigli sbagliati, ma anche nella società per la sicurezza nazionale.



La Bbc rifiuta la cancel culture


Dopo che David Lowe, storica voce della radio della Bbc, era stato invitato a dimettersi per aver trasmesso una canzone del 1930 nel cui testo si sente la parola “negro”, la Bbc ha annunciato che si opporrà alla cancel culture e metterà una piattaforma a disposizione di personalità con punti di vista diversi. Come riportato dal Foglio, il direttore della politica editoriale della tv pubblica inglese, David Jordan, ha affermato che “l’emittente dovrebbe rappresentare tutti i punti di vista”, sottolineando l’impegno a dare voce a tutti i diversi tipi di prospettive e che “l’imparzialità deve trionfare sull’identità personale”. Nel rifiuto verso la cancel culture, Jordan ha criticato anche il New York Times per alcune delle sue scelte editoriali in questo senso e ha affermato che il personale della Bbc deve essere preparato ad ascoltare punti di vista con cui potrebbero essere personalmente in disaccordo. L’auspicio è che non si tratti di un diversivo retorico come quando, qualche anno fa, l’ex presidente della Bbc Michael Grade affermò: “Lottiamo per un giornalismo responsabile, di belle vedute, che ha l’obbligo di fornire un’informazione imparziale, con la massima serietà”. Però, a detta del settimanale Spectator, la Bbc non diventò altro che una diretta streaming del perbenismo. Di questi tempi, la cancel culture si sta diffondendo (vedi Editoriali 41, 58 e 62) e sta sviluppando la tendenza a cancellare il passato laddove si pensi di urtare sensibilità e vedute contemporanee. Il rischio di appiattire i dibattiti e le idee che nascono dal confronto tra opinioni diverse è dietro l’angolo ma, se perseguita, l’iniziativa di David Jordan non farebbe che bene al contesto mediatico attuale.



Twitter in Nigeria


Sette mesi dopo la sospensione dell’accesso a Twitter, avvenuta a causa della rimozione da parte del sito di un post del presidente Buhari che minacciava di punire i secessionisti (vedi Editoriale 39), la Nigeria ha revocato il divieto, ripristinando l'accesso a milioni di utenti. Il Governo Federale della Nigeria ha detto che Twitter ha accettato le sue condizioni sulla gestione dei contenuti illegali, sulla registrazione delle sue operazioni in Nigeria e su un nuovo accordo fiscale. Come riporta The Guardian, l'azienda americana ha accettato di istituire uffici in Nigeria all'inizio di quest'anno, registrare la sua società nel paese e rispettare gli obblighi fiscali. Twitter ha detto in una dichiarazione: "Siamo lieti che Twitter sia stato ripristinato per tutti in Nigeria. La nostra missione in Nigeria e in tutto il mondo è di servire la conversazione pubblica". Il governo nigeriano dal canto suo ha affermato che le condizioni concordate "aprono un nuovo capitolo nella diplomazia digitale globale" e "stabiliscono un nuovo modello operativo per Twitter per tornare più forte a beneficio dei nigeriani".



Preservativi su Facebook


Secondo un nuovo rapporto del Center for Intimacy Justice, Facebook - ora sotto Meta (vedi Editoriale 58) - ha rifiutato gli annunci pubblicitari di 60 aziende focalizzati su questioni relative alla salute sessuale delle donne. Intervistate da Jackie Rotman, la fondatrice dell'organizzazione no-profit, le società hanno fatto sapere come il social network abbia etichettato alcuni annunci come "contenuti per adulti", quindi da rivolgere solo a persone dai 18 anni in su; difatti, per Facebook "gli annunci che promuovono prodotti o servizi per la salute sessuale e riproduttiva devono essere rivolti a persone di 18 anni o più e non devono concentrarsi sul piacere sessuale". In tutto ciò, però, Rotman ha trovato diverse pubblicità rivolte agli uomini che sono state accettate da Facebook nonostante sembrino infrangere la politica della piattaforma: tra queste, per fare un esempio, un annuncio per i preservativi che promette "piacere". Sul caso è intervenuto un portavoce di Meta, il quale ha sottolineato al New York Times come siano stati forniti “dettagli precisi agli inserzionisti su quali tipi di prodotti e descrizioni permettiamo negli annunci". Dove risiede la falla?