Editoriale 58

La comunicazione sui media
15 - 21 novembre

23 novembre 2021

I cattivi stanno vincendo. Il dossier Steele, una trappola per i giornalisti. Se i social fossero a pagamento. La cancel culture colpisce anche l’Università di Cambridge. Le idee complottiste dei no-vax dilagano nei Balcani.

La Redazione


I cattivi stanno vincendo


Sembra che la Storia stia tornando sui propri passi: per The Atlantic, la democrazia liberale emersa dopo i conflitti del Novecento sta per essere risucchiata dalle stesse forze oscure che si illudeva di aver sconfitto per sempre. Secondo Anne Applebaum “oggi le autocrazie non sono gestite da un solo cattivo, ma da sofisticate reti composte da strutture finanziarie cleptocratiche, servizi di sicurezza e propagandisti di professione (…) che condividono risorse, troll e temi, martellando sugli stessi messaggi”. Una storia esemplare è quella di Sviatlana Tsikhanouskaya, vincitrice delle elezioni presidenziali del 2020 in Bielorussia e costretta dal dittatore Alexander Lukashenkoa a lasciare il paese subito dopo. La vita politica di Tsikhanouskaya era iniziata grazie al marito, Sergei Tsikhanovsky, diventato popolare per le inchieste sulla corruzione nel paese. A Tsikhanovsky il regime impedì di candidarsi alla presidenza, ma subentrò la moglie che finì per vincere le elezioni: non aveva però fatto i conti con Lukashenko (vedi Editoriale 37). Applebaum evidenzia come il soft power occidentale risulti pericolosamente inadeguato rispetto all’aggressività degli autocrati. La soluzione, suggerita dalla giornalista, potrebbe essere quella di un grande investimento in media indipendenti in tutto il mondo, una strategia globale per raggiungere le persone all’interno delle autocrazie e nuove istituzioni internazionali. D’altra parte, nell’ultima edizione del The Global Public Relations Hanbook (K. Sriramesh e D. Vercic, 2020), un capitolo viene dedicato a “The Global Public Relations of Failed States”, un altro a “Terrorism and Global Public Relations”, a dimostrazione del fatto che quando dittatori e terroristi finiscono nei manuali di relazioni pubbliche, allora c’è speranza che l’era della democazia liberale non sia ancora finita del tutto.



Il dossier Steele, una trappola per i giornalisti


Il New York Times riporta che, il 10 gennaio 2017, BuzzFeed News ha pubblicato un memorandum di 35 pagine intitolato "Elezioni presidenziali americane: Republican Candidate Donald Trump's Activities in Russia and Compromising Relationship With the Kremlin", noto ai più come "dossier Steele". Questo memo, con il tempo ispirazione per una sfilza di articoli e commenti succosi - e spesso con poche fonti - su Trump e la Russia, ora è stato ampiamente screditato da due indagini federali e dall'incriminazione di una fonte chiave. Con il tempo, infatti, è stato appurato come molte affermazioni presenti nel dossier si siano rivelate fasulle o, nel migliore dei casi, indimostrabili. Perchè i giornalisti non hanno verificato accuratamente la fonte? Forse perchè, seguendo una logica circolare, il memorandum raccontava una storia che non poteva che essere vera per giornalisti partigiani impegnati a spiegare le più drammatiche elezioni del dopoguerra.



Se i social fossero a pagamento


I social media sono gratuiti. E se non lo fossero? Come riporta il Washington Post, la società ora conosciuta come Meta ha annunciato che, a partire da gennaio, rimuoverà migliaia di categorie "sensibili" di ad-targeting relative a razza, religione, orientamento sessuale, affiliazione di partito e altro. Recentemente Twitter ha detto che metterà a disposizione di utenti paganti l'accesso ad articoli senza pubblicità di diverse testate, tra cui il Post, attraverso un servizio di abbonamento chiamato Twitter Blue. Presi insieme, questi sviluppi offrono l'opportunità di riflettere sullo status quo dei social media - e i compromessi che potrebbero arrivare con un cambiamento. Sappiamo che attualmente i social fanno profitto grazie alla pubblicità e che di fatto il prodotto in vendita sono i dati degli utenti; dunque da una parte sarebbe un bene pagare per tutelare la privacy e allo stesso tempo gli utenti di un servizio a pagamento saranno motivati a sfruttare al massimo il loro tempo passato sui social piuttosto che sprecarlo alimentando odio e fake news.

Questo però significherebbe privacy solo per coloro che possono permetterselo? Se tutti i social media passassero a un modello di abbonamento, solo i ricchi potrebbero beneficiare della connessione con il resto del mondo? Mettiamo che questi nuovi siti focalizzino la loro attenzione su un pubblico più ristretto con interessi più ristretti, la società diventerebbe sempre più a silos? Sono tutte domande che è lecito porsi, vedremo quali saranno i prossimi sviluppi.



La cancel culture colpisce anche l’Università di Cambridge


Andrew Graham-Dixon, storico dell'arte molto affermato, nel corso di una lezione sul nazismo ha imitato Adolf Hitler per raccontare la ferocia delle sue idee anche nel mondo dell’arte. L’intervento, come riportato dal Foglio, è stato registrato e rilanciato in rete, portando l’Università di Cambridge a prendere una decisione surreale: per la prima volta, è stata creata una black list degli oratori vietati nell’università, di cui fa parte anche il professor Graham-Dixon. Una volta venuto a conoscenza della lista nera, John Cleese, attore e comico inglese, ha deciso di autocancellarsi da uno speech che avrebbe dovuto tenere alla Cambridge University, autodenunciandosi per un fatto avvenuto anni fa e che oggi sarebbe considerato scandaloso: una sua imitazione di Hitler fatta nel 1975. Inoltre, l’intervento di Cleese avrebbe dovuto permettere all’università di Cambridge di riflettere su un suo documentario dedicato proprio alla cancel culture. Nel suo documentario, Cancel Me, Cleese incontra diversi soggetti che affermano di essere stati “cancellati” a causa delle loro azionio dichiarazioni e riporta l’attenzione verso la restrizione del dibattito intellettuale generato dalla polizia del pensiero, rivendicando il diritto ad avere “una cultura che lasci spazio alla sperimentazione, all’assunzione di rischi e persino agli errori”. Il caso dell’università di Cambridge è piuttosto preoccupante: l’estromissione del prof. Graham-Dixon dalla lista degli oratori ammessi all’università non solo nasce dalla volontà di punire e cancellare qualcosa che si trova un passo prima del free speech, ma coincide anche con la volontà di stabilire in modo arbitrario i limiti del sarcasmo in una lezione universitaria.

Se la nuova Rai volesse dare un segnale di resilienza, avrebbe il dovere di comprare i diritti di Cleese e trasmettere il suo documentario in prima serata per sfidare i nuovi e i vecchi professionisti della polizia del pensiero.



Le idee complottiste dei no-vax dilagano nei Balcani


“Dio e i croati!” ha esclamato la pediatra Nada Jurinčić su un palco in piazza Bana Jelačić, a Zagabria, durante una manifestazione no-vax. Nel suo comizio Jurinčić ha definito le misure di pubblica sicurezza delle violenze sulle persone e ha negato l’esistenza della pandemia. Come riportato da Internazionale, in un articolo scritto da Katja Lihtenvalner sulla rivista Kosovo 2.0, ad oggi, la regione dei Balcani ha uno dei tassi di vaccinazione contro il covid-19 più bassi in Europa: Serbia, Croazia e Slovenia si attestano all’incirca tra il 40 e il 50 per cento; Montenegro, Macedonia del Nord e Kosovo tra il 30 e il 40 per cento; l’Albania è quasi al 30 per cento, mentre la Bosnia Erzegovina non ha raggiunto neppure il 20 per cento. In questa regione stanno spopolando le idee complottiste sul vaccino e le teorie dei no-vax, soprattutto grazie ai social network, tramite la diffusione di fake news che non vengono intercettate dai moderatori per la loro scarsa conoscenza linguistica. Tra gli esponenti no-vax più seguiti ci sono Velimir Bujanec, un personaggio pubblico dell’estrema destra croata, che gestisce il canale YouTube Bujica, con oltre cinquantamila iscritti, e Semir Osmanagić, un “ricercatore spirituale” bosniaco che si fa portavoce di altre numerose teorie complottiste. Molti anti-vaccinisti si stanno riunendo sui social network, su gruppi difficilmente tracciabili, per diffondere le loro idee in modo più efficace. Tanti hanno iniziato a prendere di mira i giornalisti e i media. In questo clima, a causa del dilagare della disinformazione, della sfiducia nei confronti delle istituzioni e di paure non fondate, gli individui sono facilmente influenzabili. Toccherà dunque ai governi trovare modi alternativi per riottenere la fiducia dei cittadini.