Editoriale 50

La comunicazione sui media
20 - 26 settembre

28 settembre 2021

Il caso Gabby Petito che ha galvanizzato Internet. Il sondaggio per la vendetta di Fox. La Bestia se ne va. L’Istituto Bruno Leoni risponde al ministro Di Maio sulle fake news. 5G e coronavirus: mix di disinformazione difficile da sconfiggere.

La Redazione

Il caso Gabby Petito che ha galvanizzato Internet


Migliaia di persone vengono dichiarate scomparse negli Stati Uniti ogni anno, ma è raro che un singolo caso catturi l'attenzione del pubblico come la scomparsa di Gabrielle Petito, 22 anni, partita lo scorso luglio per un viaggio in macchina attraverso il paese con il suo fidanzato Brian e dichiarata dispersa l’1 settembre, dopo che lui era rientrato dal viaggio senza di lei. Come riporta il New York Times, il caso ha attirato l’attenzione dei social media e ogni nuovo sviluppo è stato seguito da raffiche di post e video esplicativi su TikTok, Instagram e Twitter, ma soprattutto una coppia di influencer ha aiutato a localizzare i resti della ragazza, grazie ad un video girato durante il loro passaggio nel Wyoming e pubblicato su Youtube, in cui si vede chiaramente il furgone bianco su cui viaggiavano Gabrielle e Brian. Come ha detto lo scrittore Mark Lewis, "questa idea di internet sleuthing e internet vigilantism" non è nuova e "dalla sicurezza del tuo salotto, puoi fare cose incredibili in termini di rilevamento". Martin Reynolds, direttore esecutivo del Maynard Institute for Journalism Education, ha detto di essere stato colpito dall'attenzione sproporzionata dei media sulle donne bianche scomparse. Anche se è vero che la narrazione di crimini si è concentrata in gran parte sulle donne bianche nell’ ultimo periodo, la gente è stata particolarmente coinvolta nel caso Petito perché tutto è successo in tempo reale e perché è stato possibile seguire molti degli indizi che Gabby e Brian hanno lasciato sui social media. L'interesse online per il caso Petito ha spinto molti editori a seguire da vicino la sua storia e oltre ai post sui social media, il caso è stato coperto avidamente da molti giornali nazionali. "Il giornalismo in generale tende ad essere reazionario, e se vediamo qualcosa che esplode su una di queste piattaforme, ci saltiamo sopra", ha detto il signor Reynolds. Dimostrazione che sono sempre più frequenti i casi in cui le notizie pubblicate sui giornali risultano obsolete, mentre le news (fake comprese) galoppano sui social.



Il sondaggio per la vendetta di Fox


Le intenzioni e parole di Biden in occasione del discorso d’insediamento erano chiare, "Ripristinare l'anima e assicurare il futuro dell'America attraverso l’unità”. Ma com’è andata fino ad ora? A quanto pare non benissimo viste le tante discussioni generatesi sul tema dei vaccini e le polemiche per com’è stata gestita la fuga dall’Afghanistan. Una volta sconfitto Trump, Biden ha pensato che fosse possibile ripristinare un’era di bipartitismo e un clima di fiducia e unione ma questo non è ancora successo. Come evidenzia il Washington Post, infatti, esiste ancora un robusto ecosistema mediatico e strutture politiche che hanno nutrito e sostenuto Trump, anche in fasi alterne (vedi Editoriale 9, 11 e 18) e che adesso approfittano dei delicati equilibri e delle tematiche più sensibili per accusare Biden di aver creato ancor più divisione all’interno del Paese. Attraverso l’utilizzo di diversi sondaggi, Fox News ha infatti evidenziato la poca unità e fiducia che si è generata in questi primi mesi di governo, incolpando naturalmente il presidente di turno. Porre queste domande e instillare questi dubbi ai cittadini è solo un’attività d’informazione oppure un abile metodo per screditare Biden e condizionare il target di riferimento?



La Bestia se ne va


Luca Morisi, il creatore de “La Bestia”, la famosa strategia di comunicazione utilizzata dalla Lega, si è dimesso pochi giorni fa. Era uno dei collaboratori più stretti di Matteo Salvini, lavorava come responsabile della comunicazione dal 2013 e, anche se nel corso degli anni ha cercato di rimanere dietro le quinte, la notizia delle sue dimissioni ha fatto parlare. Specie dopo la recente accusa di cessione e detenzione di sostanze stupefacenti. Tuttavia, nell’attesa che le indagini facciano il loro corso, Il Post ha dedicato un articolo al suo ruolo, all’importanza che ha avuto per l’immagine pubblica di Salvini e a tutti i dubbi che ha lasciato dietro di sé. Si deve infatti a Luca Morisi l’ascesa della Lega e di Salvini, con la Lega al Centro e al Sud, e la presenza costante del “capitano” sui social network e in televisione. Sui social la sua strategia proponeva un atteggiamento meno formale e ingessato, con la condivisione di molti momenti di vita privata di Salvini. Ma anche la promozione di fake news riguardo gli stranieri. Ci si chiede ora quale sia il motivo dietro alle sue dimissioni, anche se lo stesso Morisi ha dichiarato che si tratta di questioni personali e famigliari. Secondo alcune testate, invece, questo potrebbe essere il sintomo di un’apparente crisi all’interno del partito, in un momento molto delicato, in cui la Lega non riesce più a proporsi come partito di opposizione e in cui si sta registrando un sensibile calo di consensi a favore di Fratelli d’Italia.



L’Istituto Bruno Leoni risponde al ministro Di Maio. Tema? Le fake news


Secondo l’Istituto Bruno Leoni, “Di Maio (vedi Editoriale 37) sbaglia se pensa di poter risolvere il problema della disinformazione concentrandosi solo sulla comunicazione online, conferendo ai governi sempre più potere d’intervento”.  Questo commento arriva in seguito a quanto dichiarato dal ministro degli esteri all’Osservatorio italiano dei Media Digitali: “L’Italia ha partecipato attivamente alle discussioni, in ambito UE, che hanno portato all’adozione di piani d’azione sulla disinformazione e codici di condotta per le piattaforme digitali”. L’Istituto, però, come riporta Linkiesta, pensa che queste parole nascondono un pericolo: “È vero - afferma - che la disinformazione, sia quando viene diffusa ad arte sia quando si propaga in modo più o meno spontaneo, rappresenta una minaccia per la convivenza civile, ma tale problema non può essere affrontato definendo una specie di “verità di Stato”, affidando a organismi governativi il compito di certificare la veridicità di quanto viene detto online”. Insomma, per il Bruno Leoni è riduttivo pensare di poter risolvere un problema così gigantesco concentrandosi sulla sola comunicazione online e dando ai governi poteri più o meno espliciti di intervento. Il controllo dell’informazione è uno dei fondamenti della società libera: e per questo è bene che sia il pluralismo, non il monopolio pubblico, a promuovere una discussione più ampia e informata.



5G e coronavirus: mix di disinformazione difficile da sconfiggere


288 assalti agli impianti delle reti 5G nel 2020, 30 dall'inizio dell'anno. Uno studio evidenzia gli effetti delle fake news sullo sviluppo delle nuove reti e racconta il boom degli eventi di boicottaggio contro i ripetitori durante i mesi più caldi della pandemia. Secondo un recente rapporto curato dalle associazioni del settore delle telecomunicazioni Etno e Gsma, si registra un aumento della diffusione della disinformazione sulla nuova tecnologia e la pandemia è stato il terreno perfetto per mischiare le teorie dei gruppi che si opponevano al 5G con le notizie false sul nuovo coronavirus. Come riportato da Wired, in rete si sono diffuse tesi del tutto infondate, secondo cui il 5G provocava il Covid-19 oppure indeboliva il sistema immunitario, mettendo a rischio le persone esposte alle radiazioni. Nello specifico, è durante la primavera del 2020 che a causa di queste bufale sono iniziati gli attacchi ai ripetitori negli Stati Uniti e in Europa: le antenne hanno subito attacchi in Gran Bretagna, Irlanda, Olanda, Francia, Cipro, Belgio, Svezia e Finlandia, alcuni lavoratori del settore sono stati minacciati e diverse persone arrestate. Tutti gli studi sul 5G ne hanno ribadito la sicurezza, come quello della Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non-ionizzanti (Icnirp) risalente allo scorso marzo e durato sette anni. Anche la commissaria alla salute dell’Unione europea Stella Kyriakides ha ribadito che l’esposizione ai campi elettromagnetici è sotto i limiti raccomandati dal Consiglio europeo ma, nonostante queste notizie, sembra che gli oppositori del 5G non vogliano proprio cambiare idea.