Editoriale 48

La comunicazione sui media
06 - 12 settembre

14 settembre 2021

Amazon contro la disinformazione e Bolsonaro contro i social media. Esitazione vaccinale: uno studio dell’Università Cattolica. Sulla scuola la Politica deve superare le Filter Bubble. Dimissioni da social.

La Redazione


Amazon contro la disinformazione


L’algoritmo di ricerca di Amazon favorisce la diffusione di disinformazione in merito al Covid-19 e ai vaccini. Il New York Times ha pubblicato la lettera che la senatrice del Massachusets Elisabeth Warren ha inviato all’amministratore delegato di Amazon, Andy Jassy, chiedendo alla società di impegnarsi di più nel limitare le fake news. Lo staff della senatrice, conducendo alcune ricerche, ha notato che l’algoritmo metteva in evidenza prodotti e libri pieni di falsità sulla pandemia e sui vaccini. E uno studio condotto dal Times ha ottenuto gli stessi risultati. Dunque, Elisabeth Warren ha chiesto alla società di condurre una revisione e di fornire un rapporto pubblico riguardo il funzionamento degli algoritmi di Amazon, il modo in cui questi indirizzano i consumatori verso prodotti che contengono fake news e una strategia per modificarli definitivamente. Amazon ha risposto posizionando un banner nella parte superiore di tutte le ricerche riguardanti la pandemia che indirizza direttamente ai Centers for Disease Control and Prevention, così che gli utenti possano informarsi correttamente.



Bolsonaro VS social media


Come riporta il New York Times, il presidente brasiliano Bolsonaro sta vietando alle aziende di social media di rimuovere alcuni contenuti. Bolsonaro ha usato i social come megafono per costruire il suo movimento politico e arrivare all'ufficio del presidente. Ora, con i sondaggi che mostrano che perderebbe le elezioni presidenziali se si tenessero oggi, sta usando siti come Facebook, Twitter e YouTube per cercare di minare la legittimità del voto, seguendo il copione dell'ex presidente degli USA Donald Trump. Secondo gli esperti di diritto internet è la prima volta che un governo nazionale impedisce di abbattere i contenuti che violano le loro regole. Secondo la nuova politica, le aziende tecnologiche possono rimuovere i messaggi solo se coinvolgono alcuni argomenti delineati nel provvedimento, come la nudità, la droga e la violenza, o se incoraggiano il crimine o violano i diritti d'autore; per rimuoverne altri, devono ottenere un ordine del tribunale. I giganti tech hanno denunciato le nuove regole, dicendo che avrebbero permesso la diffusione di informazioni dannose. Le nuove regole internet del Brasile sono l'ultimo sforzo in una lotta più ampia che i conservatori stanno conducendo contro la Silicon Valley. I politici e gli esperti di destra hanno sostenuto che le aziende tecnologiche stanno censurando le voci conservatrici, e sempre più spesso hanno spinto leggi che rendono più difficile per i social network rimuovere post o account dai loro siti. Spesso si dice che un regolamento dei social è sempre più urgente per evitare il diffondersi di fake news; sembra però che le uniche regole che i governi prevedono vadano nella direzione opposta.



Esitazione vaccinale: uno studio dell’Università Cattolica


L’Università Cattolica del Sacro Cuore ha pubblicato su EclinMedicine-The Lancet uno studio internazionale sull'esitazione vaccinale, secondo il quale lo zoccolo duro dei no-vax si ridurrebbe a una manciata di 850mila irriducibili. Infatti, se si mettesse in campo una strategia basata sulla chiarezza e su una comunicazione più efficace anche tramite social, si recupererebbero almeno 2,7 milioni di indecisi per la campagna vaccinale. Come riporta Il Sole 24 Ore, gli esitanti si dividono in tre fasce: chi si vorrebbe vaccinare in qualche momento del 2021 (10%), chi potrebbe vaccinarsi più avanti (15,4%) e chi non si sottoporrebbe mai al vaccino (8,3%).  Le prime due categorie, sommate, raggrupperebbero circa 2,7 milioni di persone. Tra i fattori principali che influiscono sullo scetticismo, sono stati individuati la scarsa consapevolezza del rapporto rischi-benefici dei vaccini e la scarsa fiducia nell’operazione vaccinale. Nel primo caso, le popolazioni che raggruppano i più esitanti sono quelle a basso reddito, le minoranze e quelle con un livello di istruzione più basso. Ecco, informazioni più complete e comprensibili a tutti potrebbero ridurre sensibilmente l’esitazione vaccinale. Nel secondo caso, si osserva come in Italia i messaggi trasmessi da figure pubbliche influenti esprimano spesso forte ambiguità. Dall'analisi della distribuzione anagrafica degli incerti del vaccino in Italia, inoltre, l’esitanza va dai più giovani (i più esitanti per vari motivi) ai più anziani (i meno esitanti). Considerando che i giovani sono i maggiori fruitori dei social, come sfruttare le potenzialità delle piattaforme a favore della campagna vaccinale? Serve concentrarsi sui social vecchi e nuovi con una forte campagna informativa usando mezzi moderni, con messaggi curati da esperti e appropriati nel linguaggio e contenuto in base al target di età.



Sulla scuola la Politica deve superare le Filter Bubble


Formiche riporta alcuni dati della ricerca SocialCom/Blogmeter sul polverone online che la riapertura degli istituti scolastici ha causato. Con 12 milioni di conversazioni sui social network, solo il Covid ha preoccupato gli italiani più della Scuola (4,5 milioni) – a seguire Sicurezza (4,3 milioni), Economia (2,1) e Immigrazione (495mila). Il maggior numero di conversazioni si è registrato tra gli utenti del Mezzogiorno, dove la Dad è durata più a lungo, con Campania, Calabria e Puglia in testa alla classifica. Sono svariati i gruppi sociali che il dibattito ha coinvolto (ad esempio insegnanti pro-vax contro docenti no-vax), ciascuno con linguaggi e canali diversi, che cerca una dimensione nella propria “Filter Bubble”; la sfida che aspetta il governo Draghi nelle prossime settimane è, dunque, trovare un unico modo per parlare a questi gruppi in maniera convincente. Visto l’interesse che la riapertura delle scuole ha generato in rete, bisognerà inoltre capire quanto questo tema inciderà sulle vicine elezioni amministrative; e la sensazione è quella di un voto sul quale peseranno le scelte, anche comunicative, fatte dai partiti in questi mesi – periodo in cui la politica ha parlato della vittoria a EURO 2020 il doppio rispetto alla Scuola.



Dimissioni da social


Come riporta Linkiesta, il  professor Peter Boghossian si è dimesso dalla Portland State University con una lettera aperta. Ha scelto di farlo raccontando la propria esperienza e denunciando sui social un ambiente malsano, di odio e intimidazioni. Colpevole di aver denunciato le mancanze e i difetti oggettivi di un certo ambito accademico, quello dei gender studies e dei grievance studies, Boghossian è stato travolto da un fiume di “giustizia sociale” e politicamente corretto. “Agli studenti della Portland State non viene insegnato a pensare – scrive - Al contrario, vengono addestrati a scimmiottare le certezze morali di alcuni ideologi. I docenti e gli amministratori hanno abdicato alla missione dell’università, che è la ricerca della verità, mentre fomentano intolleranza nei confronti di idee e opinioni diverse. Tutto questo ha creato una cultura della suscettibilità nella quale ora gli studenti hanno paura di parlare in modo onesto e aperto”. Insomma, “l’università non ha fatto nulla per fermare o affrontare questi atteggiamenti. Nessuno è stato punito o castigato” se non lo stesso professore, intimidito da passanti e sottoposto spesso a indagini. Il pensiero libero sembra svanito dalle parti della Portland State University, ecco perché Boghossian ha scelto un’altra strada.