Editoriale 46

La comunicazione sui media
26 - 01 agosto

3 agosto 2021

Disinformazione a noleggio. Vita e morte delle fake news. Opposizione al green pass, ecco il vademecum. Facebook: uno sguardo (preoccupato) al futuro.

La Redazione


Disinformazione a noleggio


Il New York Times e Formiche hanno raccontato recenti episodi in cui alcuni influencer ricevevano la proposta di spingere contenuti di disinformazione a discapito di vaccini, governi o altre tematiche di attualità. Dalle analisi e indagini svolte da studi indipendenti e analisti internazionali questo fenomeno di “disinformazione a noleggio” si sta diffondendo in giro per il mondo attraverso la spinta di numerose agenzie e società private, a cavallo tra il marketing tradizionale e il mondo ombra delle operazioni di influenza geopolitica, motori della disinformazione (vedi Editoriale 34). Il risultato è un aumento accelerato di cospirazioni polarizzanti e sentimenti pubblici fabbricati che deteriorando la nostra realtà che oggi più che mai è influenzata dai contenuti e dal modo in cui utilizziamo i social media. Le piattaforme hanno intensificato gli sforzi per sradicare la disinformazione coordinata ma quando e come si potrà realmente sradicare questo sempre più penetrante e incontrollato fenomeno?



Vita e morte delle fake news


Come riporta il Corriere della Sera, la scorsa settimana il sito indipendente di verifica delle notizie NewsGuard ha inviato l’ultimo report all’Oms dove denuncia che gli algoritmi di Facebook continuano a consigliare agli utenti reti di pagine no vax e di disinformazione medica e che la piattaforma, nonostante i solleciti, non ha preso provvedimenti. Un loro analista ha semplicemente messo “mi piace” a una singola pagina Facebook no vax e a quel punto un menù a tendina ha suggerito decine di altre pagine che pubblicano disinformazione sul Covid-19 e sui vaccini, ognuna con migliaia di follower. E più la pagina è seguita, più raccoglie pubblicità. Di fatto sono proprio le aziende con le loro inserzioni a tenere in vita ciò che nella vita reale va contro i loro interessi. Un’altra inchiesta di NewsGuardaveva rivelato come alcune tra le più fidate aziende, istituzioni e organizzazioni non profit nel mondo avevano involontariamente finanziato l’ondata di disinformazione sulle elezioni USA che è degenerata nell’assalto a Capitol Hill (vedi Editoriale 18). Gli attivisti no vax si servono spesso delle segnalazioni grezze Vaers per sostenere che i vaccini contro il Covid-19 hanno causato morte, infertilità o altri effetti collaterali. Infatti la maggior parte degli articoli di disinformazione italiani citano il Vaers, e non Aifa, che invece rende pubblici solo i dati verificati. NewsGuard ha scoperto che fonti considerate inaffidabili, come Natural Newse Great Game India, rappresentano oltre l’80% dell’engagement di Facebook relativo ad articoli che citano in modo prominente e improprio il Vaers. Serve forse ribadire che una regolamentazione delle piattaforme è più urgente che mai?



Opposizione al green pass, ecco il vademecum


Creare nuovi profili Facebook, renderli credibili commentando come un qualsiasi utente medio, inserirli in diversi gruppi e, infine, diffondere il messaggio contro il green pass al momento giusto. Ecco la strategia social dei contrari alla misura che a partire dal 6 agosto consentirà a chi è vaccinato, guarito da Covid-19 o risultato negativo ad un tampone nelle 48 ore precedenti di accedere ad alcuni servizi, vietati a chi sarà sprovvisto della certificazione verde. Wired è riuscito ad entrare in un canale Telegram composto da oppositori del green pass e spiega come l’obiettivo sia palesemente quello di far sembrare la community molto più nutrita di quanto realmente sia. Tra i 29mila utenti aderenti al canale, ci sono sicuramente tante di quelle persone che in questi weekend stanno manifestando contro le limitazioni, artefici e allo stesso tempo vittime della propaganda che si amplifica con facilità attraverso i social. Il vademecum non si limita a dare consigli per aumentare la credibilità dei molteplici profili Facebook, ma fornisce anche qualche dritta per non essere identificati – o almeno provarci. Dalla cancellazione dei cookies e della cache del browser prima della registrazione di un nuovo profilo al riavvio del modem o della connessione Wi-Fi del telefono per generare un nuovo indirizzo IP. Questi ed altri sono gli accorgimenti per sfuggire all’identificazione durante eventuali indagini da parte delle forze dell’ordine, dando per scontato che siano sufficienti. Se i social e le piattaforme di messaggistica sono il mezzo, la fantasia complottista è sicuramente il motore della voglia di trovare il marcio in qualunque cosa.



Facebook: uno sguardo (preoccupato) al futuro


Come riporta The Economist, Facebook (vedi Editoriale 24) sta guardando a un futuro oltre i social media. Recentemente il colosso americano ha presentato i risultati del secondo trimestre, che vedono i ricavi aumentare del 56% fino a 29 miliardi di dollari. Il potere di Facebook, oltre alle azioni dei suoi iscritti, è anche la pubblicità; gli annunci, non a caso, generano il 98% delle entrate, cosa che ha fatto diventare Facebook la piattaforma pubblicitaria dominante a livello internazionale. L'azienda guarda cosa fanno i suoi utenti non solo sui suoi servizi, ma quasi ovunque online, questo gli permette di scegliere quali prodotti da offrire a un dato utente, identificare altri con interessi simili e determinare se comprano qualcosa dopo aver visto un annuncio. E tutto ciò, per le imprese, è oro. Guardando a lungo raggio, Mark Zuckerberg è preoccupato che le masse virtuali si stanchino delle sue applicazioni e si spostino altrove trascinando con loro gli inserzionisti. Un’avvisaglia l’abbiamo già: anche se la quota di Facebook nella pubblicità digitale americana ha continuato a crescere, infatti, la sua pubblicità globale sui social media è in calo dal 2016. Quali saranno le prossime mosse del colosso blu?