Editoriale

Editoriale 15

La settimana sui media
21 - 27 dicembre

I dcpm italiani, ovvero vedere l’effetto che fa. Pandemia ed effetto capanna. Zoom e il convitato di pietra. Salvate il soldato Kudrjavtsev. Ancora maccartismo a Hollywood? I follower non seguono Biden. Ragione e sentimento. La sostenibilità delle imprese e chi la gestisce

La Redazione

· Il corrispondente in Italia di The Times ha accusato la stampa italiana di riportare costantemente fughe di notizie sui nuovi provvedimenti governativi legati al covid-19 presentandoli come fatti, sebbene il governo non avesse ancora preso decisioni definitive. Uno dei motivi, secondo l’articolo di Internazionale, sarebbe quello di testare preventivamente la reazione degli italiani alle nuove restrizioni per confermare o eventualmente modificare il testo del decreto. Questa tattica preventiva, tanto scorretta quanto efficace, potrebbe essere considerata una variante degenerata dell’effetto nudge, il “paternalismo gentile” introdotto da Sunstein e Thaler nella prima amministrazione Obama. Invece di indurre comportamenti virtuosi con suggerimenti cognitivamente efficaci, le anticipazioni delle misure anti Covid puntano a estrarre informazioni dall’opinione pubblica, capovolgendo il principio del nudge: “cittadino, io non so cosa è bene per te, prova a dirmelo tu…”


· Prima Comunicazione riporta l’intervista di AdnKronos a David Lazzari, presidente dell’Ordine degli Psicologi, sugli effetti causati dal bombardamento mediatico sul Covid19. Quest’ultimo, insieme alla variante inglese, può aver provocato sensazioni, quali ansia e angoscia, tanto da generare in molte persone “l’effetto capanna” per difendersi da un nemico invisibile che i media rendono virtualmente ancora più forte. Dalla lettura dei quotidiani italiani sembra evidente che quelli più favorevoli all’attuale governo tendono a mettere maggiormente in mostra la pericolosità e le varianti del coronavirus per incentivare i cittadini a rispettare le restrizioni imposte dal governo. Instaurare una forte collaborazione tra governo e media durante una pandemia è un’iniziativa fondamentale per gestire correttamente una comunicazione di crisi. Ma abusare di questa collaborazione può causare, stando alle parole del Prof. Lazzari, l’effetto capanna e non solo.


· Zoom è complice della repressione cinese? Il Washington Post racconta che il Dipartimento di Giustizia americano ha presentato accuse penali contro un dirigente di Zoom per aver interrotto una call (alla quale partecipavano anche persone che non vivono in Cina) poiché considerata uno dei motivi di censura imposti a Zoom dal Dragone. L’azienda californiana ha preso immediatamente una posizione sul tema: collaborazione alle indagini, licenziamento dei dipendenti coinvolti. Il colosso americano ha inoltre affermato che “le restrizioni in base alle quali Zoom si attiene all'interno della Cina non dovrebbero comportare restrizioni per le persone al di fuori della Cina”. Il Dragone non è nuovo nelle attività di censura delle piattaforme social, specialmente quando si tratta di quelle americane: Facebook e Whatsapp non esistono in Cina, Google si è ritirato nel 2010. E anche una realtà tecnicamente indigena come Alibaba non se la sta passando bene.


· La Duma, la Camera bassa del parlamento russo, ha approvato martedì una nuova legge che vieta la diffusione dei dati personali di tutti gli agenti di sicurezza russi. La legge è stata discussa e approvata in tempi brevissimi a seguito della diffusione da parte di Alexei Navalny, principale oppositore di Putin, della registrazione di una telefonata che dimostra l’implicazione dell’FSB, la principale agenzia d’intelligence russa, nel tentato omicidio dell’oppositore (vedi Editoriale 14). Sicuramente Putin, che non è nuovo a questo tipo di azioni dettate da interessi personali, dimostra ancora di utilizzare il suo potere per mantenere un forte controllo del dibattito pubblico e dell’informazione, anche attraverso la capillare diffusione di fake news (vedi Editoriale 8 e 14). Ma con la pubblicazione dell’inchiesta sul tentato omicidio di Navalny, diffusa anche da testate giornalistiche internazionali come la CNN, sembra crescere la sensazione di un possibile calo di consensi nei confronti del Cremlino che, il prossimo anno, dovrà affrontare le elezioni parlamentari contro un’agguerrita opposizione nazionale e internazionale. Viene da chiedersi, quindi, quali saranno le strategie e gli strumenti comunicativi che l’opposizione utilizzerà per sfruttare questa apparente difficoltà del potere centrale e acquisire consenso tra gli elettori.


· Hollywood è la più importante industria culturale del mondo. Inevitabilmente, fin dagli albori la politica si è inserita in questa realtà esercitando il suo potere per gestire e influenzare la vita dei suoi professionisti e i contenuti dei suoi prodotti. Anche in occasione di queste ultime elezioni il mondo di Hollywood ha partecipato al dibattito politico, sfruttando il suo grande potere d’influenza (vedi Editoriale 12 e 13), manifestando il suo appoggio in gran parte al candidato democratico Joe Biden limitando, quindi, le voci e opinioni opposte. Ma mentre la cerchia dei sostenitori di Trump vuole far credere che sia tornata un’atmosfera di tensione “maccartista” a loro discapito, c’è chi osserva, invece, come in realtà esternazioni e prese di posizione conservatrici, al di là delle condanne mediatiche, non abbiano provocato ripercussioni sul destino professionale di chi le ha espresse. Certamente le discussioni e gli scontri in merito non sembrano destinati a concludersi con la fine del mandato di Trump e influenzeranno in qualche modo ma il mandato del neopresidente eletto.


· Il potente palcoscenico digitale utilizzato per le comunicazioni ufficiali provenienti dalla Casa Bianca non avrà spettatori. Politico racconta che Twitter ha infatti deciso che dal 20 gennaio, giorno in cui Joe Biden presenterà giuramento, l’account ufficiale del presidente degli Stati Uniti, @Potus, perderà tutti i follower acquistati in questi anni facendo ripartire da zero il conteggio. Non era mai accaduto prima e, nel 2017, l'amministrazione Obama aveva insistito affinché insieme agli account venissero trasferiti anche i follower al suo successore. A riportare la scelta del social network è stato Rob Flaherty, direttore della comunicazione digitale di Biden che ha twittato: “Nel 2016 l’amministrazione Trump ha assorbito tutti i follower di Obama. Nel 2020 Twitter ci ha informato che l’amministrazione Biden dovrà partire da zero”.  Biden e il suo staff avranno sicuramente un palcoscenico “pulito” da poter utilizzare, ma “vuoto” da dover riempire.


· La scelta è un’azione umana influenzata da ragione e istinto. Inevitabilmente questo atteggiamento si manifesta anche nelle relazioni e comunicazioni quotidiane dando vita a discussioni e confronti in cui spesso l’esigenza di alcuni è quella di convincere della validità delle proprie convinzioni e opinioni, anche se non sempre veritiere. Internazionale spiega che, quando questo non accade, si sviluppano reazioni di difesa e autoconvincimento per le quali si tende a screditare un’opinione diversa dalla propria, percependo anche i media come ostili e prevenuti nei confronti dello schieramento di appartenenza (hostile media effect o phenomenon). Questo fenomeno genera dunque una distorsione nella percezione della realtà, attraverso la diffusione di sentimenti di diffidenza e conflitto, ma al contempo sembra danneggiare non soltanto la qualità del dibattito ma anche la produzione e diffusione di un’informazione equilibrata, equidistante e completa su argomenti complessi e controversi. La vera sfida del mondo dell’informazione sarà dunque quella d’informare il pubblico attraverso una comunicazione imparziale che possa però essere coinvolgente e stimolare l’approfondimento.


· Secondo uno studio di LifeGate riportato dal Sole 24 Ore, 36 milioni di italiani sono interessati alla sostenibilità, un numero in netta crescita rispetto al passato. Si tratta di un interesse con un impatto non solo nella sfera personale, ma anche in quella lavorativa. Sono infatti sempre più le persone che chiedono alle imprese di impegnarsi in un nuovo modo di fare business, che sia più attento alle problematiche sociali e ambientali. Le aziende hanno risposto a queste richieste sviluppando un ruolo più responsabile e sostenibile. A chi affidare le strategie per una corretta CSR? Negli ultimi anni è nata la figura del CSR Manager. Dai risultati della quarta edizione dell’Osservatorio Esg di Plus24 emerge però che solo il 37% delle aziende può contare su un manager specializzato, attento alla policy ambientali, alle normative Europee e alle pari opportunità. La specializzazione, lo studio e l’attenzione alle tematiche sono caratteristiche fondamentali per questo ruolo professionale. La presenza di un manager della sostenibilità sembra essere un indicatore importante per un’azienda che vuole rispettare i criteri Esg e un driver di successo per il futuro dell’azienda stessa.